Opere aperte all’approccio individuale dei pubblici, senza indicazioni né condizionamenti: questo, nelle parole dei curatori, il concetto del progetto espositivo: “Opera, su opera, su opera”, in programma sabato 29 marzo dalle 18:30 nella sede della Fondazione SoutHeritage, in via S. Potito 7 nei Rioni Sassi a Matera. La mostra resterà aperta fino al 10 maggio 2025 dal martedì al sabato, orari 17 – 20.
L’ingresso è gratuito.
L’iniziativa si presenta come frutto del «rinnovato impegno verso l’arte contemporanea e l’accessibilità» con cui Fondazione SoutHeritage apre la programmazione 2025. Gli artisti presenti con le proprie opere sono Claude Closky, David Lamelas, Jonathan Monk, Claude Rutault, Lois Weinberger.
«L’esposizione, per implementare la sua politica di accessibilità – dicono gli organizzatori – prevede l’organizzazione congiunta di attività di coinvolgimento del pubblico e di mediazione culturale adattiva (che implica una comunicazione che presuppone anche l’ascolto del fruitore) che, per tutta la durata della mostra vedrà approfondire alcuni aspetti fondamentali delle opere in mostra attraverso suggestioni, spunti e riferimenti legati anche a tematiche e figure di rilievo di correnti artistiche del contemporaneo. A completamento della mostra un apparato di didascalie ragionate (provviste di hashtags e mentions) e fogli di sala con linguaggio semplificato, arricchiscono e accompagnano il visitatore nell’offerta informativa. Con questo modello espositivo, in cui la mostra cessa di essere solo vetrina per diventare soprattutto luogo di relazioni con le opere che tornano a essere segni comunicanti e non solo elementi paradigmatici, la fondazione SoutHeritage persegue uno degli obiettivi alla base del suo mandato e cioè quello di mettere in primo piano l’accesso gratuito alla cultura e offrire nuovi modelli di diffusione pubblica, considerando la mostra e la storia dell’arte come pretesto per aprire un dialogo sull’osservazione partecipante, per stimolare la crescita collettiva e discutere sulla cultura artistica contemporanea e i modi in cui viene tramandata, modificata e riarticolata, in uno spazio non di fruizione compulsiva ma partecipativo, che incoraggia la contemplazione, la connessione e la conversazione».
Dalla Fondazione ricordano che la mostra si trova in area soggetta a ZTtl e consigliano dunque di fermare le vetture nel parcheggio di via R. Scotellaro e raggiungere piazza Duomo e via San Potito a piedi.
Per gli appassionati di arte e i curiosi, ecco l’elenco degli artisti in esposizione con una breve nota biografica.
Claude Rutault (1941, Les Trois-Moutiers, F > 2022, Boulogne-Billancourt, F)
Protagonista di un singolare percorso estetico che ha contribuito a modificare le regole della pittura attraverso una forte carica concettuale, che ha esteso i confini della pittura oltre la tela, Rutault si colloca fra gli artisti contemporanei più importanti della sua generazione. Con la sua particolare pratica, egli non ha mai personalmente dipinto le sue opere, né supervisionato la loro produzione in quanto quest’ultima è regolata da testi con regole, avvertenze e istruzioni (“de-finitions/methods”) attraverso i quali una galleria o un’istituzione accetta di attualizzare la sua opera. Suoi quadri sono stati esposti da istituzioni quali: Musée du Louvre (1993), Musée d’Orsay (2023), Centre Pompidou (2015), Musée National d’Art Moderne di Parigi (1992), Musée d’art moderne et contemporain di Ginevra (2013), Musèe di Grenoble (1992), Guggenheim Museum di New York (1998); inoltre ha partecipato alla Biennale di Sydney (1982), alla Biënnale van de kritiek, Anversa, Belgio (1979), a documenta 7, Kassel, Germania (1982).
Claude Closky (Parigi, 1963. Vive e lavora a Parigi)
Nonostante l’utilizzo di mezzi diversi, quali pittura, disegno, fotografia e Internet, lo strumento principale della sua arte rimane il linguaggio, di cui l’artista fa un uso tipicamente postmoderno, di manipolazione, appropriazione e decontestualizzazione. Lo spirito umoristico, surreale e assurdo, che sottende tutti i suoi lavori, è erede sia della tradizione del gruppo francese OuLiPo, quanto dei situazionisti, di Fluxus e soprattutto dell’arte concettuale, attenta all’analisi linguistica del medium utilizzato. Tutto il suo lavoro gioca intorno all’ambiguità semantica della cultura dei media, quindi i linguaggi della pubblicità, dei loghi e di Internet, per spostarne il significato e mettere a nudo con ironia i meccanismi che regolano la società dei consumi attraverso una rappresentazione della vita quotidiana semplificata fino all’assurdo. L’artista ha ricevuto il “Grand prix national d’arts plastiques” del Ministero della Cultura francese nel 1999 e il prestigioso “Prix Marcel Duchamp” nel 2005. Suoi lavori sono stati esposti presso: la Fundaciòn Miró di Barcellona (2004), al Banff Centre (2006), al museo MADRE di Napoli (2007), al Akbank Art Center di Istanbul (2010), al Mori Art Museum di Tokyo (2011), al MoMA di New York (2012).
David Lamelas (Buenos Aires, 1946. Vive e lavora a Los Angeles, Nizza e Buenos Aires)
Considerato uno dei pionieri dell’arte concettuale e del cinema sperimentale, soprattutto nel contesto della scena artistica d’avanguardia argentina, dopo gli studi presso l’Accademia Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires e la St. Martin’s School of the Arts di Londra, l’artista ha cominciato a lavorare su installazioni che utilizzano dimensioni scultoree e architettoniche astratte per indagare lo spazio espositivo. Nel 1967 ha vinto il premio per la scultura alla IX° Biennale di San Paulo e nel 1968 ha rappresentato l’Argentina alla 34° Biennale di Venezia. Nel 1972 partecipa a Documenta 5 a Kassel, poi di nuovo a Documenta 14 nel 2017. Le sue numerose mostre personali includono, tra le altre, quelle al MSU Broad Museum di Michigan (2018), University Art Museum della California State University di Long Beach (2017), MALBA a Buenos Aires (2017), Tate Modern di Londra (2016), Kunsthalle a Basilea (2014), Kunstnernes Hus a Oslo (2013); Museum für Gegenwartskunst a Basilea (2008); Wien Secession di Vienna (2006); Museo Tamayo a Città del Messico (2005); Neue Nationalgalerie di Berlino (2000).
Lois Weinberger (Tirolo 1947 > Vienna 2020)
Ideatore del concetto di “giardino come opera d’arte”, l’artista occupa un ruolo fondamentale nel dibattito sul rapporto tra arte e natura, mescolando pratica agricola, conoscenza biologica, riflessioni ecologiche, oltre a considerazioni sociologiche ed economiche al fine di sviluppare il tema del giardinaggio come possibilità di riconciliazione fra natura e intervento umano. Conosciuto soprattutto per i suoi progetti ambientali, caratterizzati da dinamiche di espansione spontanea del mondo vegetale in aree marginali e dismesse del tessuto urbano, l’artista è stato impegnato per anni in interventi dal forte contenuto sociale e politico realizzando progetti ambientali in varie città del mondo e presentando il proprio lavoro in diverse sedi museali e nei maggiori eventi di influenza del mondo dell’arte come: le Biennali di San Paolo (1991) e di Venezia (2009), Documenta 10 e 14 di Kassel (1997 e 2017), Atene (2017).
Jonathan Monk (Leicester – UK 1969. Vive e lavora a Berlino)
Artista britannico il cui lavoro comprende un’ampia gamma di media, tra cui installazioni, fotografia, film, sculture e performance. La sua pratica artistica richiama strategie concettuali e minimaliste degli anni Sessanta e Settanta, con un approccio concettuale e umoristico, spesso legato alla sua storia personale. Gran parte del suo lavoro è caratterizzato da un gioco che demistifica il processo creativo e suggerisce modelli alternativi su come l’arte e il ruolo dell’artista possano essere reinterpretati. Sue mostre personali si sono tenute presso: Vox, Montreal, Canada (2017), Kunsthaus Baselland, Muttenz, Svizzera (2016), Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Roma, Italia (2015), Irish Museum of Modern Art (IMMA), Dublino, Irlanda (2014), Centro De Arte Contemporáneo (CAC) Málaga, Spagna (2013), Kunstraum Dornbirn, Austria (2013), Palais de Tokyo e Musee d’Art Moderne, Parigi, Francia (2008), Kunstverein Hannover, Hannover, Germania (2006), Institute of Contemporary Art, Londra, Regno Unito (2005), Museum Kunst Palest, Dusseldorf, Germania (2003). Il suo lavoro è stato incluso in molte mostre collettive, tra cui la Biennale di Whitney (2006), la 50a e 53a Biennale di Venezia (2003, 2009), la Biennale di Berlino (2001) e la Biennale di Taipei (2000).
INFORMAZIONI
L’evento è gratuito.
Promosso da: Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea
Indirizzo: Via S. Potito 7 – Rioni Sassi, Matera
Tel: 0835 240348
Email: info@southeritage.it
Sitoweb: https://www.southeritage.it/